NEWHOPE STORY
Tutto nasce da qui…

E’ bello raccontare la storia di un viaggio speciale, il viaggio di un sogno condiviso che strada facendo si è fatto realtà. Un filo conduttore ha accompagnato il cammino: la speranza unita alla determinazione a costruire insieme un futuro migliore.

Il viaggio vede la sua aurora nel 1995, quando tre suore Orsoline del S. Cuore di Maria, scese da Vicenza, hanno dato vita a Caserta a un centro di accoglienza – Casa Rut – per offrire ospitalità a giovani donne migranti, sole o con figli piccoli, che vivono gravi situazioni di difficoltà, di sfruttamento o che fuggono da guerre.

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Photograph by Lorem Ipsum via Unsplash

“A bordo di un pulmino verde, accompagnate da due nostre sorelle, siamo arrivate a Caserta accolte dal calore del Sud, in un magnifico tramonto che rapiva i nostri sguardi alleviando il peso del distacco dalla nostra terra, che portavamo nel cuore.
L’arrivo in città, di noi tre suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria, più comunemente dette “suore Orsoline di Vicenza”, era preparato e atteso. Il Vescovo della Diocesi, Raffaele Nogaro, uomo tenace e appassionato, instancabile voce profetica a difesa dei poveri e dei tanti immigrati presenti nel territorio casertano costretti a vivere in condizioni spesso disumane, era lì ad accoglierci.
Un sogno e una passione ci accomunava: ridare dignità e speranza alle tante, troppe, creature del bisogno presenti nel territorio. Per noi suore Orsoline, nella linea della nostra specifica missione, voleva dire affiancare la donna che vive situazioni di grave disagio, in particolare la donna immigrata, favorendo e stimolando percorsi e processi di promozione integrale della persona.
Il 2 ottobre 1995, giorno del nostro arrivo, è nata Comunità Rut.”

– tratto da “Non più schiave. Casa Rut, il coraggio di una Comunità” di Rita Giaretta.

Le tre suore Orsoline si rendono subito conto dell’invisibilità delle donne immigrate sul territorio, molte delle quali relegate perlopiù in strade di periferia, costrette ad offrire il proprio corpo come merce di scambio.

“Per noi, donne e consacrate, era forte la provocazione proveniente da queste donne che ‘lavoravano’ sulla strada. Non ci bastavano le solite risposte: ‘Da che mondo è mondo la prostituzione c’è sempre stata; è il mestiere più antico della storia…’. Noi volevamo conoscere, volevamo capire, incontrare quei volti. Molti ci dicevano che era pericoloso avvicinarle, potevamo rischiare ritorsioni e minacce da parte degli sfruttatori che le controllavano, per nulla disposti a perdere introiti elevati di denaro ‘sporco’. Ma seguendo il cuore e non la paura, l’8 marzo 1997, festa della donna, insieme ad un gruppo di volontarie, amiche della Comunità, siamo andate, sempre con la nostra Rover un pò scassata, per le strade della periferia di Caserta portando un fiore e un augurio di amicizia, scritto in italiano, in francese e in inglese alle numerose giovani costrette a star lì in attesa di clienti:

“Cara amica, con questo gesto vogliamo farti capire che qualcuno pensa a te con amore. / Chère amie avec ce geste nous voulons te faire comprendre qu’il y a quelqu’un qui te pense avec amour. / Dear friend, with this action we want you to know that there is someone who thinks of you with love.”

“Fu un’esperienza significativa e toccante, ripetuta alla vigilia di Pasqua, in quanto loro stesse ci avevano chiesto di ritornare. E’ stato commovente rivedere i loro volti, alcuni segnati dalle lacrime.
Ci aspettavano, e molte di loro ricordavano i nostri nomi. Eravamo donne che incontravano altre donne. Il nostro era un piccolo gesto di amicizia, un segno di speranza ma anche un sentiero che ci apriva il cammino per essere, accanto a loro, una presenza amica.”

– tratto da “Non più schiave. Casa Rut, il coraggio di una Comunità” di Rita Giaretta.

Alcune domande le inquietavano:
“Cone restituire piena dignità a queste giovani donne e ai loro figli?”
“Che cosa attivare oltre l’accoglienza per non restare intrappolate in quelle forme assistenziali che non liberano e non rimettono in piedi le persone?”
“In quale spazio avventurarsi in una terra, quale è la nostra terra casertana, contaminata da illegalità, da camorra, da situazioni di grave sfruttamento, da lavoro nero e sottopagato?”

A partire da queste e altre domande prende forma il “sogno” di creare una Cooperativa Sociale che offrisse un’opportunità di formazione e addestramento al lavoro per queste donne – spesso madri – ma anche coinvolgere il territorio a partire dall’esperienza concreta, per crescere insieme sui grandi valori della solidarietà, del riconoscimento e rispetto dell’altro/a, dell’ambiente, della giustizia, della legalità, della pace; sui valori fondanti i diritti umani, tanto enunciati e poco pratcati.

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